25.1.10

Fare TV

FareTV è la televisione "comunitaria" nata in casa alfea cinematografica che da inizio 2010 è attiva in fase sperimentale sul digitale terrestre ed è visibile nelle Provincie di Pisa, Livorno, Lucca.


La struttura organizzativa della televisione comunitaria prevede principalmente un centro produttivo - con funzioni redazionali, organizzative, tecniche e formative - attorno al quale si costituiscono dei poli periferici ubicati sul territorio, con lo scopo di aggregare cittadini di età diversa, associazioni e gruppi di varia formazione, per confrontarsi e discutere le esigenze delle comunità. Insieme a questi, altri soggetti possono collaborare alla realizzazione della televisione comunitaria, a partire dalle televisioni locali e dai produttori di contenuti massmediatici che possono riversare e acquisire filmati di interesse sociale.


Tra i soggetti ci sono anche gli enti locali, le associazioni no-profit, le università, i gestori di servizi pubblici, le imprese e il mondo della cooperazione e del lavoro. Il presupposto della televisione comunitaria è che essa possa esistere e diffondere i suoi programmi con limitate spese di funzionamento, a fronte di investimenti rilevanti che mettano in grado un numero crescente di soggetti di produrre informazione e strutturare al meglio la propria identità. Gli investimenti diventano così motore d’avviamento per piccole imprese, giovani e gruppi che, nel tentativo di trovare una collocazione sul mercato e affermarsi nel proprio territorio, forniscono stimoli alla ricerca e all’innovazione.

Lo studio tv itinerante allestito all'Agrifiera di Pontasserchio
La televisione comunitaria mette in relazione il linguaggio e i modelli produttivi tipici del medium TV e la dimensione della vita comunitaria, fatta di condivisione di un sistema di significati, di norme comportamentali, valori, storie ed esigenze territoriali. Interpretando i bisogni della comunità e del territorio locale di riferimento, partecipa ed è partecipata dalle istanze del territorio stesso e con queste costruisce dinamiche di pensiero e di innovazione. Una televisione così strutturata si distingue dalle televisioni locali principalmente per il fine perseguito: le televisioni locali sono di tipo commerciale, il che significa che finalizzano all’utile lo scambio di beni e servizi. Per la TV comunitaria, che non è commerciale per natura, il fine ultimo è invece etico e sociale. Essendo tale, la televisione comunitaria fa dei cittadini i protagonisti e costruisce il proprio palinsesto in base alle domande e alle risposte che provengono dal loro “sentire”; è specchio, memoria e punto di incontro della collettività e delle sue necessità. In questo senso il pubblico di un’emittente comunitaria non è un semplice fruitore, come tradizionalmente è invece quello televisivo, ma è allo stesso tempo interlocutore-attore e principale produttore di contenuti, e come tale assolve un ruolo reale di “servizio pubblico”.



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